29 Luglio 2009

E' facile amare Parigi...?

(ri)Leggevo l'indetikit Michele (link: la mia vita fuori dal mondo) ha fatto di se stesso sul suo blogspot illo tempore e ora traslato chissà in quale altro scomparto dell'etere. Ho provato invidia, perché le sue passioni sono fortemente sentite e sono rivolte quasi sempre a territori poco frequentati dell'esistenza. Il trovar piacere nello scoprirsi a prendere un treno all'alba nella fredda Danimarca, avere la costanza di documentare tutto nel cuore attraverso l'obbiettivo della fotocamera, sentirsi libero da legami col mondo generico e in simbiosi col momento preciso che si sta vivendo...tutto questo io glielo invidio. Sarà perché l'ansia del distacco in quest'ora si fa più pressante. Quello che non vorrei è trovarmi a riflettere sull'inutilità delle giornate ("que tout le temps perdu, ne se rattrappe plus...") e ad essere percorso dalla sensazione nauseabonda di non aver vissuto un singolo istante, la sera quando si torna a casa.

 
01 Giugno 2009

Aux copains qui reviennent

Presupponendo che tu arrivi a Gare du Nord. Prendi di filato la 2 fino a Charles de Gaulle étoile, esci e saluta l'arco di trionfo come un vecchio amico che non vedi da tanto tempo. Altra ipotesi: te ne sbatti e, non appena arrive a Etoile, infili i corridoi che ti portano alla MERAVIGLIOSA linea 6 che ti condurrà fino alla Nostra Tour Eiffel (è lei la prima donna altro che arco di trionfo, di certo è molto più permalosa, non andare a salutarla equivarebbe a inimicarsela per sempre). Di lì se avete (suppongo che sarai con Jan anche perché sennò a cosa potrebbe risultarti utile il mio aiuto visto che conosci codesta città a menadito anche tu?) perseveranza e il tempo ve lo consente zigzagate la senna sino a Iéna attraversate l'omonimo ponte e gustavi il Musée du Quai Branly (da fuori ovviamente: la visita ai musei è fortemente sconsigliata, non avete abbastanza tempo e poi DUPALLE!!!) e se siete davvero stacanovisti arrivate al ponte Alexandre III così da prendere con una sola FAVA sia Les Invalides che il Grand Palais dall'altra parte della senna. Usurati dalla camminata avete due opzioni: a) i giardini di fronte aux Invalides, carini ma niente di eccezionale; b) le più suggestive Tuileries che sono a un tiro di schioppo. Rinvigoriti dalla pausa bucolica vi avvierete verso il vostro pranzo a Parigi (ah dimenticavo: nel caso un cui piovesse e le Tuileries si fossero trasformate nel proverbiale pantano prendere la linea 13 a Invalides in direzione Chatillon, scendete a Duroc, gesticolate come se aveste una chitarra in mano non appena scendete dal vagone, prendete la linea 10 in direzione Austerlitz e fermativi a Mabillon dove vi potrete sedere e riposarvi in uno degli innumerevoli bistrot che affollano la zona; se non riuscite a resistere al fascino della letteratura d'antun potrete accasciarvi al Flore ou aux Deux Magots, non economici ma certamente d'effetto), anche qui tre opzioni: a) se siete ancora aux Tuileries, in Place Colette dove risiede al Comédie Française c'è uno splendido Bistrot che si chiama "Le Nemour(s)" sotto i portici, meraviglioso, barocco, clientela internazionale, non necessariamente da turisti, io direi più da parigini benestanti, vale la pena solo per le stampe degli spettacoli teatrali affissi alle pareti; b) se vi siete recati ne quartiere latino, nell'impasse che va du carrefour de l'Odéon à la Rue Saint-André des arts c'è un bistrot liberty, completamente art déco; la tartare è ottima ma si possono mangiare anche dei dozzinali hamburgers (che al tedesco magari piaceranno di più, ops. No in Germania mangiano Wusrtel und Kartoffeln) che non vi sembreranno più così dozzinali perché vi trovate in un luogo che dir magico è dir poco; c) Un posto fuori mano ma molto carino e chic (per una volta datti alla bella vita parigina invece di elemosinare pranzi pulciosi a base di Kebab e Crepes...essù!) si trova nella Gelerie Vivienne, fermata Bourse, è quello sito nel couloir principale non quello all'esterno che è davvero caro e frequentato solo da bancari (ci starebbe bene Paul infatti!!). Purtoppo di quest'ultimo non mi ricordo il nome ma non ti puoi sbagliare lo stesso, e poi la Galerie è molto bella. Rifocillati uscirete da Bourse e andrete sui Grands Boulevards a fare un po' di lèche-vitrines. Percorrerete i passages, e poi un grosso dilemma si vi si porrà d'innanzi: a) andremo a destra verso Opéra per goderci un po' di mondanità consumistica da Printemps o Lafayette (che sotto Natale sono un vero spettacolo specialemente i primi con le vetrine in movimento)? b) adremo verso sinistra (into the cutte) un po' all'avventura, arriveremo alla Porte de Saint Denis e scenderemo verso Les Halles nel cuore geografico di Parigi? Se fosse una bella giornata io direi nessuna delle due: prendete la linea 3 direzione Gallieni;smontate a République. Se volete potete persino scendere Boulevard Beaumarchais a piedi verso la Senna, se siete pigri (e temo di sì visto che avete camminato tutta la mattina) allora la linea 8 vi offre un'interessante e comoda alternativa; affidatevi a lei in direzione Créteil raggiungete Bastille; qui inizia il Marais, stupendo ma anche zona in cui abita il mio rivale in amore (potreste anche farmi il piacere di piazzare un bomba alla stazione Filles du Calvaires? Grazie); inoltratevi nel quartiere, giratevi attorno; assaggiate i docetti nelle pasticcerire ebraiche in Rue des Rosiers; dirigete i vostri passi in Rue des francs-tiroirs e risalitela fino a Place des Vosges; respirate l'aria che respirava Victor Hugo, nonché Mme de Stael e Manuela Parillo, celeberrime scrittrici; Place des Vosges vi sia di conforto, potete anche passarvi l'intero pomeriggio (io lo farei) a fumare e rilassarvi sull'erba o a uno dei café agli angoli (sono ottimi tutti e due). L'aperitivo è rigorosamente nel Marais, la Rue Vieille du Temple vi sedurrà con le sue proposte in questo senso. E' arrivata l'ora di cena e vi dovete riappropinquare verso l'odiosa Gare du Nord (lo so che non vorreste andarvene) La linea 8 fa ancora al caso vostro, prendetela a Bastille ( non vi sconsiglio di prenderla a Filles du Calvaires, ci sono spesso terroristi attentatori da quelle parti) stavolta in direzione Balard; percorretela fino a Madeleine dopo di che la smeraldina linea 12 vi farà da tappeto volante (mica tanto, dopotutto siamo sempre sottoterra...ma che sottoterra!!!!), andrete in direzione Porte de la Chappelle e vi arresterete a Pigalle. Ora ultimo ma non meno importante ventaglio di opzioni: a) Salite a Montmartre se avete tempo a vedere il Sacré Coeur illuminato e a salutare Parigi dall'alto dicendole: "Arrivederci amore ciao", vi mangate una Crepe au Nutella perché la giornata è stata dispendiosa e poi è tardi dovete prendere il treno; b) ve ne sbattete del Sacré Coeur, girate a destra subito dopo l'uscita del Métro, andate verso Barbès (ancora into the cutte) e vi fermate a mangiare à la "Marmitte" dove scelgliete una delle insalate del menu (per dieci-quindici euro ciascuna) e vi gustate il passaggio (o meglio lo struscio) della gente e dei Grulli che ci sono in giro da quelle parti; c) ve ne sbattete del Sacré Coeur e recate visita alla Cami che starà facendo la cameriera in Rue Troudaine (dietro lo Champion) la salutate, la prendete un po' per il culo facendo battutacce sul suo décolté un po' avvizzito, la congedate pregandola di non fare troppi danni da lì alla fine dell'anno (anno nuovo vita nuova e farà un po' quello che cazzo pare a lei!!), ma NON VI FERMATE A MANGIARE AL RISTORNATE(!!!) che si chiama la Pizzetta / Salumeria: a) perché la cucina italiana a Parigi assolutamente no; b) perché è caro gli occhi (visto che vi siete fatti una modica insalata di pollo a 15 euro in quel di Bourse all'ora di pranzo); c) Avere Cami a farvi da cameriera e significa segliere la pillola rossa (vedi Matrix) mentre voi volevate mangiare solo un piatto di pasta e non ci tenevate a vedere l'altra dimensione!!!; indi per cui vi rimettete alla volontà della strada, in cui c'è tutto quello che potete desiderare: dai sexy shop al quick, agli Hapu(s) che vendono vino scadente a prezzi esorbitanti, ai locali dove si suona musica dal vivo secondo il tema della serata come al Divan du Monde (proprio accanto alla "Marmitte" dove sarete costretti a rifugiarvi dopo i camilleschi incontri e soprattutto perché è di gran lunga il posto migliore che ci sia per magiare da quelle parti). Giunge il triste momento della partenza: la linea 2 verso Nation, poi da Barbès (e ora sì che siete davvero nel CUTTE!!!) la linea 4 verso Porte d'Orléan che vi conduce belli e soddisfatti a Gare du Nord.
Salutami la mia città budè, divertiti e torna presto qui che ci machi
un saluto a jan nell'eventualità che venga con te (anche perché: che cazzo ho parlato a fare al plurale finora???)

un bacio grande

Lore

 

Tags: paris
 
05 Maggio 2009

Quadri per un'esposizione (parte VI, pour Edouard)

John Everett Millais "Ophelia"





Sur le grand bassin du château de l'idole,
Un grand cygne noir portant rubis au col,
Dessinait sur l'eau de folles arabesques,
Les gargouilles pleuraient de leurs rires grotesques,
Un Apollon solaire de porphyre et d'ébène,
Attendait Pygmalion, assis au pied d'un chêne,

Je me souviens de vous,
Et de vos yeux de jade,
Là-bas, à Marienbad,
Là-bas, à Marienbad,
Mais où donc êtes-vous ?
Où sont vos yeux de jade,
Si loin de Marienbad,
Si loin de Marienbad,

Je portais, en ces temps, l'étole d'engoulevent,
Qui chantait au soleil et dansaient dans les temps,
Vous aviez les allures d'un dieu de lune inca,
En ces fièvres, en ces lieux, en ces époques-là,
Et moi, pauvre vestale, au vent de vos envies,
Au cœur de vos dédales, je n'étais qu'Ophélie,

Je me souviens de vous,
Du temps de ces aubades,
Là-bas, à Marienbad,
Là-bas, à Marienbad,
Mais où donc êtes-vous ?
Vous chantez vos aubades,
Si loin de Marienbad,
Bien loin de Marienbad,

C'était un grand château, au parc lourd et sombre,
Tout propice aux esprits qui habitent les ombres,
Et les sorciers, je crois, y battaient leur sabbat,
Quels curieux sacrifices, en ces temps-là,
J'étais un peu sauvage, tu me voulais câline,
J'étais un peu sorcière, tu voulais Mélusine,

Je me souviens de toi
De tes soupirs malades,
Là-bas, à Marienbad,
A Marienbad,
Mais où donc êtes-vous ?
Où sont vos yeux de jade,
Si loin de Marienbad,
Bien loin de Marienbad,

Mais si vous m'appeliez, un de ces temps prochains,
Pour parler un instant aux croix de nos chemins,
J'ai changé, sachez-le, mais je suis comme avant,
Comme me font, me laissent, et me défont les temps,
J'ai gardé près de moi l'étole d'engoulevent,
Les grands gants de soie noire et l'anneau de diamant,

Je serai à votre heure,
Au grand château de jade,
Au cœur de vos dédales,
Là-bas à Marienbad,
Nous danserons encore
Dans ces folles parades,
L'œil dans tes yeux de jade,
Là-bas, à Marienbad,

Avec tes yeux de jade,
Nous danserons encore,
Là-bas, à Marienbad,
Là-bas, à Marienbad,
Mais me reviendras-tu ?
Au grand château de jade,
A Marienbad...


"Marienbad" Barbara (de l'album "Ma plus belle histoire d'amour")

 
14 Gennaio 2009

Quadri per un'esposizione (parte V per il sottoscritto)

Henri Matisse "Icarus"




Then as it was, then again it will be
An' though the course may change sometimes
Rivers always reach the sea
Blind stars of fortune, each have several rays
On the wings of maybe, down in birds of prey
Kind of makes me feel sometimes, didn't have to grow
But as the eagle leaves the nest, it's got so far to go

Changes fill my time, baby, that's alright with me
In the midst I think of you, and how it used to be

Did you ever really need somebody, And really need 'em bad
Did you ever really want somebody, The best love you ever had
Do you ever remember me, baby, did it feel so good
'Cause it was just the first time, And you knew you would

Through the eyes an' I sparkle, Senses growing keen
Taste your love along the way, See your feathers preen
Kind of makes makes me feel sometimes, Didn't have to grow
We are eagles of one nest, The nest is in our soul

Vixen in my dreams, with great surprise to me
Never thought I'd see your face the way it used to be
Oh darlin', oh darlin'

I'm never gonna leave you. I never gonna leave
Holdin' on, ten years gone
Ten years gone, holdin' on, ten years gone



Led Zeppelin "Ten years gone" (from the album "Physical Graffiti")


 
13 Gennaio 2009

Quadri per un'esposizione (parte IV in memoria di Fabrizio de André)

Lucas Cranach "Judith"





 

Un uomo onesto, un uomo probo
tralalalallatralallalero
s'innamorò perdutamente
d'una che non lo amava niente.
Gli disse "Portami domani"
tralalalallatralallalero
gli disse "portami domani
il cuore di tua madre
per i miei cani".
Lui dalla madre andò e l'uccise
tralalalallatralallalero
dal petto il cuore le strappò
e dal suo amore ritornò.
Non era il cuore non era il cuore
tralalalallatralallalero
non le bastava quell'orrore
voleva un'altra prova
del suo cieco amore.
Gli disse "Amor, se mi vuoi bene"
tralalalallatralallalero
gli disse "Amor se mi vuoi bene
tagliati dei polsi le quattro vene".
le vene ai polsi lui si tagliò
tralalalallatralallalero
e come il sangue ne sgorgò
correndo come un pazzo da lei tornò.
Gli disse lei ridendo forte
tralalalallatralallalero
gli disse lei ridendo forte
"L'ultima tua prova sarà la morte".
E mentre il sangue lento usciva
e ormai cambiava il suo colore
la vanità fredda gioiva
un uomo s'era ucciso per il suo amore.
Fuori soffiava dolce il vento
tralalalallatralallalero
ma lei fu presa da sgomento
quando lo vide morir contento.
Morir contento e innamorato
quando a lei niente era restato
non il suo amore, non il suo bene
ma solo il sangue secco delle sue vene.




Fabrizio de André "La ballata dell'amore cieco" (dall'album "Peccati di gioventù")

 
09 Gennaio 2009

Quadri per un'esposizione (parte III)

John William Waterhouse: "The lady of Shalott"




[I. She has a sad lovely face]

Slowly she moves through the willows
Silent she reaches for the boat
She has a sad lovely face
She is the Lady of Shalott

Sail on

When the mirror is cracking and the white mist surrounds her
All things must go, all things must go
A new journey's beginning to a new way of being but
All things must go, all things must go
She will walk in the sunlight and be free from her burden and
All things must go, all things must go
But it's time to set sails in a mystical journey when all things must go

[II. The portal of infinity...]

The Queen of Light appears
High on the distant shore
And as I breathe my very last second
She parts the darkness with her hand

The spiral passage of Time is moving
Silent through the galaxy
And she who controls all our destinies
In her hands she holds the spirits of kings

If I could do it all over again
I guess I would do it just the same
All life is formed and re-formed again
I finally found my Holy Grail, reaching the

[chorus]
Portal of Infinity, open wide to let my spirit in
Portal of Infinity, take me back to where all life begins
Never to look back, never to feel pain again
Forever to live
Never to look back, never to feel pain again
Forever free

I've finally find my way back home - Infinity
I've finally find my way back home - Eternity
I've finally find my way back home - Infinity
I've finally find my way back home,
re-united with myself

[III. ...and Beyond]

Portal of Infinity, open wide to let my spirit in
Portal of Infinity, take me back to where all life begins
Portal of Infinity, now I know what I find on the other side
Portal of Infinity, by this blinding light a new legend is born
Never to look back, never to feel pain again,
Forever to live
Never to look back, never to feel pain again
Forever free

I've finally find my way back home - Infinity
I've finally find my way back home - Eternity
I've finally find my way back home - Infinity
I've finally find my way back home, re-united with myself




Domine: "The lady of Shalott" (From the Album "Ancient spirit rising" 2007)

Quadri per un'esposizione (parte II)

Jean Honoré Fragonard: "Le Verrou"





Cuánto ha de esperar
para al fin poder hallar
la otra mitad de mí
que me acompañe a vivir.

Nadé tiempo en un mar
de apariencia, y ahogué el amor.
No sé puede ocultar
el perfume de una flor.

Cuánto me cuesta sobrevivir,
cuánto sonreír
sin poder quitarme el antifaz
que me disfraza de normal.

Y volveré a buscarte
allí hasta donde estés,
tan sólo quiero amarte
y poder tener
alguien en que apoyarme
alguien en quien volcar
todo el amor que cercenó el qué dirán ...

No más miedo a entregar
mis labios sin antes mirar,
no más miedo a acariciar
nuestros cuerpos y soñar.

A la mierda con
el armario y el diván
y si hay que luchar,
luchar es educar,

que en asuntos del corazón
no hay regla de dos.
Que somos distintos, somos iguales
no más guetos, alza la voz.

Y volveré a buscarte
allí hasta donde estés...

Y cuando llegue el final
el otoño de nuestro amor
yo te esperaré. Mientras, vive
y lucha por tener

derecho a elegir
con qué cabeza tu almohada compartir.
Orgulloso de ser quien eres
y no como deberías ser.

Cuanto me cuesta sobrevivir
cuanto sonreír
sin poder quitarme el antifaz
que me disfraza de normal.

Y volveré a buscarte
Allí hasta donde estés...



Mago de Oz: "El que quiere enteder que entienda" (From the Album "Finisterra" 2000)

Quadri per un'esposizione (parte I)


Henri Rousseau (le Douanier): "La guerre ou la chévauchée de la discorde" (1984)




 

Lying awake at night I wipe the sweat from my brow
But it’s not the fear, ‘cos I’d rather go now

Trying to visualise the horrors that will lay ahead
The desert sand mound a burial ground

When it comes to the time
Are we partners in crime?
When it comes to the time
We’ll be ready to die

God let us go now and finish what’s to be done
Thy Kingdom Come
Thy shall be done.. on earth

Trying to justify to ourselves the reasons to go
Should we live and let live
Forget or forgive

But how can we let them go on this way?
The reign of terror corruption must end
And we know deep down there’s no other way
No trust, no reasoning, no more to say.

Afraid to shoot strangers
Afraid to shoot strangers

 

Iron Maiden: "Afraid to shoot strangers" (From the album "Fear of the dark" 1992)

 
08 Gennaio 2009

Mi manca

La mia città

 
30 Settembre 2008

La dernière nuit de Paris

Piove.  Le lacrime di Parigi per il figliol prodigo che parte, ancora. Le lacrime di Parigi per amori sbocciati e non conclusi, senza tempo. Le lacrime di Parigi...le lacrime di Parigi che non sa aspettare, che vuole tutto e subito, ingorda e innamorata, persa negli occhi dell'amato che è costretta a abbandonare ancora una volta, ancora una volta. Le lacrime di Parigi acrimoniose stalattiti che perforano l'asfalto di Gare Saint-Lazare e il mio cuore, contemporaneamente. Le lacrime di Parigi perplessa, dov'è la tua follia? Resta, resta ti dico...ma forse è meglio così. La gente non ha avuto le mie fortune, la gente si trascina per lo più colma di vuotezza, prosciugata dei sentimenti, dei momenti dell'essere...arriverderci amore ciao

morirò un po' per poter vivere, ma ora almeno sono consapevole di aver davver vissuto
.

 
11 Agosto 2008

Pensieri...

 


Col tempo sai
Col tempo tutto se ne va
Non ricordi più il viso
Non ricordi la voce
Quando il cuore ormai tace
A che serve cercare
Ti lasci andare e forse è meglio così
Col tempo sai
Col tempo tutto se ne va
L'altro che adoravi
Che cervavi nel buio
L'altro che indovinavi in un batter di ciglia
Tra le frase e le righe il fondo di tinta di promesse agghindate
Per uscire a ballare
Col tempo sai tutto scompare
Col tempo sai, col tempo tutto se ne va
Ogni cosa appasisce
Io mi scopro a frugare
In vetrine di morte
Quando il sabato sera la tenerezza rimane senza compagnia
Col tempo sai
Col tempo tutto se ne va
L'altro a cui tu credevi anche a un colpo di tosse
L'atro che ricoprivi di gioielli e di vento
Ed avresti impegnato anche l'anima al monte
A cui ti trascinavi alla pari di un cane
Col tempo sai, tutto va bene
Col tempo sai, col tempo tutto se ne va
Non ricordi più il fuoco, non ricordi le voci
Della gente da poco e il loro sussurare
Non ritardare, copriti col freddo che fa
Col tempo sai
Col tempo tutto se ne va e ti senti il biancore di un cavallo sfiancato
In un letto straniero ti senti gelato
Solitario ma infondo
In pace col mondo
E ti senti tradito dagli anni perduti
Col tempo sai
Allora tu non ami più


Dalida "Col Tempo"
 
30 Luglio 2008

Io non ti voglio

maledetto tempio di città, mi sei già costata lividi e fasi infinite di cupa emicrania. Non ti voglio, eppure senza di te io non so stare. Quale paura, in realtà, mi affligge?

 


                                                                                                    LA MODIFICAZIONE

 
21 Luglio 2008

Relationship status

IN A RELATIONSHIP WITH MARTIN D.

 
13 Maggio 2008

Piano...piano, dolce Carlotta.

Ripenso alle fotocopie in bianco e nero che tappezzano la parete nord della mia stanza. C'è il bianco, c'è il nero appunto, poi solo qualche scaglia di rosso nei manifesti, ai bordi delle cartoline, su quei pochi disegni civili che risalgono al periodo delle scuole medie. Oltre a questo non ci sono altre tinte su quei muri. Ripenso ai film che mi emozionano sempre (e chi mi conosce sa quanto io sia devoto al cinema) quando mi capita di rivederli o intenzionalmente vedo, la domenica mattina specialmente; è il mio "andare a messa" se così si vuol dire. I miei miti tra cui spicca, più in alto di tutti Miss Hepburn, il suo carisma, la sua raggiante capacità di bucare lo schermo, il suo anticonformismo e sul set e nella vita privata, lei, "la donna dell'anno", che ha giocato il ruolo dell'amante per tutta la vita e che ha vissuto per se stessa e se stessa soltanto fino alla fine, senza bisogno di mettere al mondo creature mortali, che non avrebbero (sicuramente) retto il confronto con la loro genitrice. Poi arriva il resto, costellazioni illustri, mazzi di attori e attrici sempre ammantati da quella coltre desueta e sensuale che è il "bianco e nero", l'unica condizione di luce plausibile per il cinema, come affermerebbe uno dei personaggi del bel romanzo di Fattorino che sto leggendo. Niente mi trova più in sintonia di questa frase. Questo significa rifuggire il presente? Certo, l'ammirazione e la fascinazione che questi squarci d'eterno su pellicola esercitano su di me sono immense. Forse sì, vivo in un recinto pieno di battute brillanti da ricordare e citare alla bisogna; disseminato di primi piani, uno su tutti quello che immortala Ingrid Bergman e Cary Grant sulla terrazza in "Notorious" di Hitchcock, subito prima del bacio più audace del cinema di quell'epoca (era il 1946); cosparso di trame e intrighi, psicologia spicciola ma efficace per quel tempo (grazie Tennessee); riempito di esperienze sensoriali inaudite, vedi "Chi ha paura di Virginia Woolf?" o "Io ti salverò" o ancora "Baby Doll, la bambola viva" (AHHHH Carroll Baker), un mosaico che mi rappresenta e allo stesso tempo mi esclude dai sentieri del mondo.  A volte  ho l'impressione che  le persone  abbiano paura di me, a causa di queste straripanti passioni, che non sbaglieremmo a chiamare ossessioni (tanto per allacciarsi a Visconti). O forse sono io il vero problema, io che non accetto di condividere il rituale con nessuno, che prendo le cose per me e le custodisco, come il vecchio che tiene i soldi sotto al materasso rifiutandosi di investire il minimo centesimo. Parsimonia nel manifestarsi di fronte allo spettacolo della vita, o semplice egoismo da snob del cazzo che si crede qualcuno soltanto per aver  visto un paio di film sconosciuti dell'uno quando non c'era nessuno? Devo ancora capirlo, ma temo il responso dell'inchiesta. Quando risolverò l'enigma allora forse quest'idolatria infantile, di cui a posteriori resta ben poco, cesserà. Fino a quel momento però decido di godermi  l'inferno negli occhi di Bette Davis.

"Lei non è un gentiluomo" "E lei non è una signora"

Tralasciando i titoli di demerito: è un piacere sottile sapere di essere ancora la coscienza occulta di qualcuno.

Tornando ai titoli di demerito: "Le signore non mi hanno mai interessato"

Auguri, ragazza pazza, è stato bello passare del tempo con te,

ha fatto raffiorare alla mente tante cose. 

Tags: aura
 
21 Marzo 2008

Et pourtant

Moi j'ai peur...

Tags: zeitgeist

Riflessi in uno specchio scuro

 
Abbiamo provato che la rimozione è, in realtà, fine a se stessa.

Il prossimo tentativo, adesso, sarà ammansire la cosa senza nome, senza l'ausilio delle mitologie proprie a ciascuno di noi.

Attore: ho sempre creduto che ci fosse qualcosa di immortale nella recitazione. Nel sigaro fumato da Clint Eastwood c'è l'infinito,  nelle mani di Gloria Swanson è contenuto un vibrato ancestrale che permette a quegli arti di farsi e disfarsi, crollare e ascendere, fino a che tutta la scena non si riempia dei vortici che un tale spostamento d'aria necessariamente provoca. La vita è finita o finirà anche per loro. Ma rimaranno, forse, quei bagliori di cinema, anche se i loro artefici non potranno averne memoria; come se quei lampi perissero sulla superficie di uno specchio scuro, senza emettere poi nessun riflesso. Ma se è vero che la coscienza si azzera nel momento del trapasso, e nè l'aria si fa scatola preziosa per conservare il timbro della nostra voce e del nostro respiro, nè la terra si fregia delle nostre orme, nè l'acqua lascia ai flutti il nostro sperma, ma lo disperde per poi prosciugarlo e trasformarlo in precipitazione, nè il fuoco, che da buon purificatore non concede a nessuna traccia di perdurare, ci conserva, se nei quattro elementi fisici non esistiamo più, è vero allo stesso modo che l'opera d'arte ci ha dato la chiave dell'eternità. Allora da quello specchio scuro, per rifrazione, i bagliori di una vita torneranno a percuotere i battenti della civiltà, e anche se noi, a quel punto saremo già stati inghiottiti dall'ignoto, ci sarà qualcuno che potrà dire: "Sì, quest'uomo è stato mio amico" J-J Rousseau.

Dobbiamo trovare il coraggio di convertire l'idealizzazione in possibile svolta, fermo restando che anche l'anonimo può condurre un'esistenza pacifica e alla fine sia lui sia l'attore condivideranno il medesimo destino di tutti.

Nel frattempo: "Don't dream it...be it"

Tags: zeitgeist
 
03 Marzo 2008

L'età dell'uomo

La ricerca perpetua mi è a dir poco insostenibile in questo periodo. Vorrei interrogare i morti o quantomeno leggere i loro resonconti sull'oltre per cingere la risoluzione dell'annoso problema, anche se la componente scetticista non si piega a una mera accettazione delle proposte. Se non vedo non credo, ma essendo la vista otturata dal velo di Maya, cosa possiamo dunque architettare per ovviare a questa mancanza di conoscenza? La scrittura ci può servire da supporto, ma i paradisi artificiali raddoppiano l'ammontare del dissenso. A tutt'oggi ho l'impressione che solo l'estasi d'amore riesca ad arginare l'alluvione del tempo che scorre, ergendosi, imperioso frangiflutti, contro il maremoto tra le cui correnti generatrici l'età dell'uomo s'innabissa. Perchè la caducità non è tarda a venire e prima o poi busserà alle nostre porte. E in quel preciso istante dovremo soppesare la portata delle nostre esistenze e saremo dannati perchè esse non risulteranno adeguate alle leggi dell'oltre. Io non possiedo il sapere di cosa avverà dopo la morte, intusico però che quello che ci è concesso vada  perlustrato a fondo, di modo che le più esigue zone d'ombra passino sotto il dominio della ragione. Se la ragione è fallace come lo sono il cuore e i sensi cosa ci resta allora se non la disperata attesa dello spasmo finale e la pazzia partorita dal lento e inesorabile procedere verso la fine?

                                                                                           La vraie vie est ailleurs


J'espère 

 
18 Febbraio 2008

Autunno

Ricordo quando mi è stata strappata di dosso la vita,

                          era una bella mattinata in place des Vosges...

                                              benvenuta stagione regina, anche quest'anno

                                                                     il più fedele dei tuoi adepti sentitamente ti riverisce.
        
                                           

Il destino di Adele H.

La visione odierna forse non ci voleva, non ci voleva per il semplice motivo che fanciullescamente me ne sono sentito coinvolto (non so nemmeno se torni la frase in italiano). Ho realizzato di vivere nel terrore che ciò che è capitato a Adele possa capitare anche a me, che quando quel momento fatidico arriverà le mie lettere verrano strappate, le mie parole non avranno più sostanza, che io non avrò più sostanza e che la mia esistenza attuale votata all'ideale effimero e spregiudicato di volere immobilizzare il setaccio del tempo, si basi su qualcosa che non può essere. Questa rincorsa disperata a cui mi sto aggrappando, io so che non può essere, tuttavia senza di essa non riesco a esistere. Se qualcuno mi estirpasse dal cervello e dal cuore (perchè in entrambi è avvenuto il contagio) l'idea di poter approdare un giorno a quel momento scintillante in funzione del quale sto vivendo, smetterei di esistere, come Adele che ha vissuto con l'intento di far collimare la sua vita passata con qualla futura, rincorrendo l'amore passato tentando di convertirlo in amore presente. L'infatilismo che trapela da queste parole sconnesse è palese e irrita persino colui che le scrive credetemi, ma io sento che questa sofferenza si protrarrà ancora, nonstante tutti gli esorcismi, le violenze, le repressioni cui mi sottopongo giornalmente, essa si protarrà ancora. A volte mi ascolto parlare di quello che ho vissuto, e il solo fatto di sentire gli aneddoti di quel periodo mi rasserena. Non vi accorgete che sotto a quei discorsi a quelle avventure romanzasche si nasconde un desiderio sovrumano? Non vi accorgete che anche quando le parole slittano altrove è sempre lì, in quel luogo che il mio pensiero indulge ad errare? Non vi accorgete che i miei silenzi sono vasti anche se durano il tempo di un respiro? Lo so che ve ne siete accorti quindi non rimproveratemi più del dovuto, senza di voi tutto sarebbe ancor più insormontabile. Il destino di Adele H. è stato di morire per amore, ma il nostro sarà diverso?

 
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